Dott.ssa Luciana Cursio,
Psicoterapeuta e Dirigente psicologa ASL n 1 Provincia di
Milano. Docente di Psicodiagnostica Psicoanalitica presso
l 'Istituto di Psicoterapia del bambino e dell' adolescente di
Milano.
Premessa: i ragazzi con Sindrome di Williams dal punto di
vista della sessualita' ed affettivita' hanno le stesse
problematiche e gli stessi comportamenti degli adolescenti
cosiddetti normodotati. L' unica grande differenza
riscontrabile nella tempistica, a causa della loro puberta'
precoce. Percio' le riflessioni generali che verranno
esplicitate durante questo incontro riguardano problemi che
coinvolgono tutti gli adolescenti.
Nella nostra societa' si affronta il tema della sessualita' in
maniera molto mistificata, scindendola dall' affettivit e
ci succede perche' parlare davvero di effettivita' e
sessualita' significa esprimersi su come noi siamo nel
profondo. Non a caso -ad esempio- mentre non previsto
l' assenso dei genitori per una lezione di scienze, questo
diventa obbligatorio per una lezione di educazione sessuale,
perche' si mettono in gioco dei valori (che in assoluto non
sono ne giusti, ne sbagliati) profondamente personali e
familiari.
I meccanismi di difesa sulla sessualita' sono fortissimi, ad
esempio: pur di non esporsi veramente, si finge di
ostentarla troppo (vedi film sboccati) attraverso un
meccanismo di banalizzazione che trasforma appunto in
termini superficiali l' incapacita' di affrontare una
questione cos importante
Innanzitutto non intendiamo la sessualita' come il mero
istinto di sopravvivenza, ma dobbiamo intenderla come
coniugata all' affettivita': un peculiare NOSTRO modo di
essere nel mondo e ci sia in un accezione passiva, ci
quando riceviamo attenzioni e carezze, sia in una piu' attiva
nella quale il nostro corpo diventa il palcoscenico di tutta
una serie di emozioni e atteggiamenti anche corporei.
Molto spesso per sessualita' si intende la genitalita' , che
il massimo dell' intreccio tra corpo e psiche, la modalita'
culmine attraverso cui un uomo e una donna possono essere
insieme (ma non l' unico). La genitalita', di fatto, solo
il punto di arrivo di un percorso a tappe (simile al gioco
dell' oca), in cui ci che veramente importante sono le
caselle intermedie.
Essere adulti, ci poter agire la sessualita' nel senso
della genitalita', significa potersi vivere come persone
autonome. Ma la vera domanda : entro quali sfaccettature
possiamo immaginare nostro figlio adulto? Un bambino puo'
diventare grande anche sessualmente solo se c qualcuno che
prima lo immagina come tale. Quindi, come genitori, dobbiamo
iniziare a renderci conto che l 'attivarsi della sua
sessualita' individuale passa anche attraverso i messaggi
che, da subito, ricevono in famiglia proprio da noi.
Al proposito diventa importante una certa coerenza percio',
ad esempio, se ci si accorge che il nostro bambino sta
davvero crescendo: fare il bagno insieme al genitore di
sesso opposto, oppure girare nudi per casa ostentando una
certa naturalita' ecc significherebbe negare tal suo cambiamento
dandogli sollecitazioni erotiche che non per attrezzato a
filtrare.
Quindi compito dei genitori riuscire a tenere la giusta
distanza tra quello che loro possono provare ad ascoltare
attraverso il loro corpo e quello che va
considerato/esplicitato come un limite familiare. E
pericoloso saltare passaggi emozionali permettendo subito
l' accesso alla genitalita' (es. quando i ragazzini dicono ho
fatto sesso senza specificare cosa sia realmente accaduto,
tendono a negare tutta una serie di emozioni, anche non del
tutto positive, come la diversita' fisica, la vergogna o la
paura di non essere accettati).
Bisogna saper ascoltare e cercare il dialogo e dare risposte
graduali rispetto all' et, non presupponendo di avere in
testa le risposte che i bambini vorrebbero e non dando
ricette generali e generiche.
Pur tenendo conto della storia individuale di ciascuno e del
modo in cui ognuno si rapporta agli altri, consideriamo
quindi che l' atteggiamento verso la sessualita' inizia ad
esplicitarsi in famiglia attraverso messaggi che spesso
inviamo inconsapevolmente.
Partiamo da un discorso di iniziale passivita' (in cui il
nostro corpo riceve attenzioni, carezze, emozioni), ad un
momento in cui si molto pi attivi (quando ognuno scopre
il proprio corpo), fino a giungere al momento in cui si
mette in relazione il proprio corpo con il corpo di un altro
(questi stadi non sono rigidamente cronologici, ma
empatici).
Tipico dei genitori scoprire la mascolinita' o la
femminilita' dei propri figli solo in latenza o in
adolescenza. Noi genitori non riusciamo mai a pensare che i
nostri figli possano avere delle sensazioni erotiche
particolari e per questo rischiamo di essere contraddittori.
Bisogna essere rispettosi e considerare la sessualita' come
una delle espressioni corporee ed emotive che il bambino ha
e pertanto tutto ci non puo' certo partire nel periodo
dell' adolescenza. Partiamo dall' oralita', che il momento in
cui ognuno comincia a sentire che pu ricevere piacere: se
non si limita il piacere del biberon o del ciuccio entro un
tempo limite (ci sono bambini che lo usano ancora per tutto
l 'asilo), come si pu poi pretendere di limitare, ad esempio
su di un diverso fronte sessuale, il continuo masturbarsi
del proprio figlio in una eta' successiva? Il bambino che ha
scoperto il proprio corpo ha di sicuro fatto un passaggio
importante dal suo essere nel mondo passivamente ad una
molalit pi attiva, ma non pu certo scoprirlo decine di
volte al giorno! Se non resta spazio per altro, bisogna
cercare di capire che messaggio c dietro a questa sua
attivita' compulsiva e magari provare a vedere se quella
energia possa essere veicolata da un' altra parte. E il
bambino che per divenire armonico si deve adattare alla
realt esterna ed ai suoi dogmi, non viceversa e quindi il
genitore ha anche il dovere di dire dei NO (vedi biberon,
controllo sfinterico). Non dobbiamo considerarli troppo
giovani, per non provocare reazioni eccessive di
affermazione della propria crescita entrando in contrasto
con la esigenza di diventare grandi (ad esempio un fisico
precocemente adulto negato dai genitori con un abbigliamento
infantile) ma, contemporaneamente, non possiamo nemmeno far
loro bruciare le tappe (vedi consentire, al contrario,
abbigliamenti eccessivamente provocanti ). Il passaggio da
cucciolo ad adulto, che presuppone un certo distacco fra
genitore e bambino deve divenire un processo graduale.
Certo crea imbarazzo parlare della sessualita' dei propri
figli perche' ci presuppone una certa perdita di controllo
su di loro, una loro fisiologica separazione da noi; per
questo e difficile, a livello intra-famigliare, avere un
vero dialogo sulla sessualita', perche' per il genitore un
po' come insegnare al proprio figlio ad allontanarsi da lui.
In aggiunta padre e madri negano, a volte, il proprio
imbarazzo e le sensazioni di disagio di fronte a certi
comportamenti dei figli (es. il bambino che, ridendo, tocca
il seno o il sedere della madre); invece minimizzare tal
evento credendo che porre limiti significhi traumatizzare
il bambino ponendo dei limiti, un errore intrinseco
fondamentale!
Allora, in sintesi, alla domanda
cos una buona educazione sessuale?, bisogna rispondere
almeno secondo tre assunti:
1 - Non guardare alle reazioni dei bambini solo in termini
adulti. I bambini non sono, alla Rousseau, dei piccoli
uomini: ci deve essere una differenza generazionale tra noi
e i figli. Noi usiamo prevalentemente le parole, loro i
gesti; dobbiamo parlare con loro dando un nome a tutte le
parti anatomiche del nostro corpo (anche nomignoli
famigliari, non necessariamente scientifici: pisello,
farfalla). Bisogna aiutarli a distinguere tra ci che
lecito facciano i grandi e ci che ancora non possono fare i
piccoli.
2 - Partire ascoltando le domande dei bambini per decifrare
i messaggi che i figli ci inviano, peraltro diversi a
seconda dell' eta' (es. alcune le scene erotiche in TV sono
interpretate da un piccolo come mangiarsi reciprocamente ecc
pi che come il concretizzarsi della genitalita') Ogni
giovane diverso ed ogni genitore deve avere in testa e
nel cuore il proprio figlio con le sue peculiarita' e deve
saperlo pensare come speciale. La sessualita' puo' essere
espressa da ciascuno in modo differente, ma si devono
cogliere anche i segnali di disagio (es. la masturbazione
compulsiva). Fra l' altro non vero che oggi i bambini sono
pi svegli di una volta, lo sono solo su di un piano
meccanicistico, non emozionale.
3 - Differenziare il conosciuto dal non-conosciuto per
proteggerli: perche' di alcune persone mi posso fidare di
altre no. Insegniamoli a distinguere cosa positivo da cosa
non lo . Diamo delle regole semplici tipo: -se qualcuno ti
invita ad andare con lui, chiediti: mamma e papa' saprebbero
trovarmi?-; non banalizziamo se altri si avvicinano ai
nostri bambini in modo poco corretto, ma parliamone con
loro, magari cogliendo l' occasione per allertarli quando, ad
esempio, in TV si parla di qualche caso di pedofilia o
simili.
Nota: vero che la massima espressione dell' affettivita'
la sessualita' in senso genitale, ma con alcune patologie
(vedi SW) ci si puo' anche fermare prima, o almeno
necessario calcolarne i possibili rischi. Bisogna ascoltare
i nostri figli e saper valutare, pure come genitori, la loro
autonomia e fragilita', senza sostituirci del tutto a loro.
Non dobbiamo, per difesa, negare le problematiche
conseguenti a ci, ma riconoscere con tranquillita' che per
essere nel mondo in modo armonico non necessario agire
per forza una genitalita' completa. |
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